Successione di leggi penali nel tempo

Secondo l’ Art. 25, comma 2, della Costituzione della Repubblica Italiana “nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso”.

Questo importante principio costituzionale è applicato e specificato dall’Art. 1 c.p. secondo cui “nessuno può essere punito per un fatto che non sia espressamente preveduto come reato dalla legge, né con pene che non siano da essa stabilite”.

L’Art. 2 c.p., nello specifico, disciplina le regole della successione delle leggi penali nel tempo.

Ci sono tre ipotesi di successione di leggi penali nel tempo:

  1. Nuove incriminazioni: la legge che entra in vigore disciplina un nuovo reato;
  2. Abolizione di incriminazioni precedenti: la legge che entra in vigore abolisce un reato;
  3. Nuove disposizioni soltanto modificative: la legge che entra in vigore modifica il trattamento sanzionatorio.

La prima ipotesi è quella secondo cui la nuova legge prevede la punizione per un fatto che, in precedenza, non doveva essere considerato reato: ebbene, in questo caso, l’Art. 2 c.p., comma 1, prevede che “nessuno può essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato”.

La seconda, invece, è quella secondo cui la nuova legge abolisce la punizione per un fatto che, in precedenza, era considerato reato: ebbene, in questo caso, l’Art. 2, comma 2, prevede che “nessuno può essere punito per un fatto che, secondo una legge posteriore, non costituisca reato; e se vi è stata condanna, ne cessano l’esecuzione e gli effetti penali”. In questo caso si produce una vera e propria “retroattività” della legge penale più favorevole, in palese deroga all.Art. 11 delle preleggi, secondo cui “La legge non dispone che per l’avvenire: essa non ha effetto retroattivo”.

La terza, infine, è quella secondo cui la nuova legge modifica il reato in modo più o meno favorevole al reo: in questo ultimo caso si deve applicare la legge più favorevole, salvo che non sia già intervenuta sentenza passata in giudicato (cfr. Art. 2, comma 3, c.p.).

Si noti, tuttavia, che l’Art. 2, comma 4, c.p., esclude che le leggi eccezionali (cioè promulgate in situazioni straordinarie e/o anormali; es. guerra, epidemie, terremoti ecc.), le leggi temporanee (cioè quelle per le quali è già previsto un termine di durata) e quelle finanziarie siano oggetto di applicazione retroattiva.