Regime di segretezza degli atti penali

Il nostro ordinamento giuridico prevede regole precise circa il regime di segretezza degli atti penali.

Secondo l’Art. 329 c.p.p. sono coperti dal segreto gli atti di indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria; essi sono segreti fino a quando l’imputato non ne possa avere conoscenza, come ad esempio perché gli viene notificato un sequestro o un avviso di garanzia, e comunque rimangono segreti fino alla chiusura delle indagini preliminari (art. 415 bis c.p.p.)

Con riferimento alla possibilità di pubblicazione degli atti processuali, l’art. 114 c.p.p., stabilisce che è vietata la pubblicazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di diffusione degli atti coperti dal segreto (cioè quelli previsti dall’Art. 329 c.p.p.) o anche solo del loro contenuto.

Inoltre, sempre lo stesso articolo, prevede che è vietata la pubblicazione degli atti non più coperti dal segreto fino a che non siano concluse le indagini preliminari (art. 415 bis c.p.p.) ovvero fino al termine dell’udienza preliminare (art. 424 e 425 c.p.p.).

L’art. 114 c.p.p. prevede anche che durante il dibattimento è consentita la pubblicazione degli atti del fascicolo del giudice solo dopo la pronuncia della sentenza di primo grado, e di quelli del fascicolo del pubblico ministero solo dopo la pronuncia della sentenza in grado di appello; tuttavia, è consentita la pubblicazione degli atti utilizzati per le contestazioni (v. art. 500 c.p.p.).

La disciplina, inoltre, prevede che è vietata la pubblicazione delle generalità e dell’immagine dei minorenni testimoni, persone offese o danneggiati dal reato fino a quando non sono divenuti maggiorenni, nonché la pubblicazione dell’immagine di persona privata della libertà personale ripresa mentre la stessa si trova sottoposta all’uso di manette ai polsi ovvero ad altro mezzo di coercizione fisica, salvo che la persona vi consenta.

La violazioni di queste regole ha le seguenti conseguenze penali: