Quale è la differenza tra furto, truffa, rapina ed estorsione

Sono tutti delitti contro il patrimonio; alcuni di essi vengono commesi mediante violenza alle cose (Furto, Art. 624 c.p. ss), altri mediante violenza alle persone (Rapina, Art. 628 c.p.Estorsione, Art. 629 c.p.), ed altri ancora mediante frode (Truffa, Art. 640 c.p. ss).

Come si vede, dunque, l’interesse giuridico tutelato in via principale è il patrimonio; per la rapina, tuttavia, è tutelato anche l’interesse giuridico della incolumità personale, mentre per l’estorsione è sia l’incolumità personale, sia la libertà morale.

L’art. 624 c.p. enuclea la fattispecie criminosa del furto stabilendo che lo commette chiunque si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene, al fine di trarne profitto per sè o per altri.

L’art. 628 c.p., invece, statuisce che la rapina è commessa da chiunque, per procurare a sè o ad altri un ingiusto profitto, mediante violenza alla persona o minaccia, si impossessa della cosa mobile altrui, sottraendola a chi la detiene.

Le condotte dei due delitti sono molto simili: entrambe richiedono che qualcuno si impossessi della cosa mobile altrui sottraendola a chi la detiene (il detentore della cosa può essere anche persona diversa dal proprietario; Es: cassiere di banca rapinato dei soldi di un cliente).

I due delitti, tuttavia, differiscono in primo luogo per il fatto che la condotta della rapina richiede una “violenza alla persona” o una “minaccia” e, in secondo luogo, perchè per il furto è sufficiente il fine del “profitto”, mentre per la rapina è necessario che il fine sia quello dell’ “ingiusto profitto”.

L’estorsione è commessa da chiunque, mediante violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procura a sè o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno. Questa fattispecie, dunque, da una parte presenta elementi di contatto con la rapina, come la “violenza o minaccia” ed il fine dell’ “ingiusto profitto”, dall’altra richiede la condotta specifica del costringere taluno a fare o ad omettere qualche cosa (mediante la minaccia o la violenza) con, in più, l’effetto l’ulteriore dell’ “altrui danno”.

Comette il delitto di truffa, infine, chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sè o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno: gli elementi di contatto con la truffa sono palesi, e cioè l’evento del “procurare a sè o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno”, ma in questo caso la condotta è completamente diversa; per ottenere lo scopo voluto il reo induce in errore la persona offesa con artifizi e raggiri, non lo costringe a fare qualche cosa o ad omettere qualche cosa mediante violenza o minaccia, come richiesto per l’estorsione.