Il processo innanzi il Tribunale dei minori

Il vigente sistema normativo penale italiano prevede che tutti i reati commessi da soggetti che non abbiano compiuto il diciottesimo anno di età vengano giudicati da organi specifici, con procedimenti diversi da quelli ordinari e con l’applicazione di pene della stessa specie però più lievi.

In altri sistemi di diritto continentale, invece, il legislatore si è spinto oltre prevedendo addirittura pene di specie diversa.

Riguardo il sistema italiano, comunque, va precisato che il tribunale per i minorenni si compone di un Organo Giudicante sempre collegiale, il quale è composto da due magistrati togati (uno d’appello, che funge da presidente del collegio, e uno di tribunale) e da due giudici onorari (membri laici), un uomo e una donna, benemeriti dell’assistenza sociale.

Le funzioni di Pubblico Ministero sono svolte in primo grado dal Procuratore della Repubblica presso il tribunale per i minorenni e tale ufficio si avvale di una sezione specializzata di Polizia Giudiziaria il cui personale è dotato di specifiche attitudini e preparazione.

Il processo per l’imputato minorenne segue i seguenti principi guida:

  • la preminente finalità rieducativa del minore;
  • la minima offensività del processo a carico del minore;
  • la rigida tutela della personalità e della riservatezza del minorenne.

Queste finalità vengono perseguite dalla specifica disciplina (v. D.P.R. 448/1998) con alcuni correttivi che prevalgono sulla procedura penale ordinaria quali:

  • l’istituto della irrilevanza del fatto, che permette il proscioglimento con sentenza di non luogo a procedere;
  • la non applicabilità della disciplina sulla evasione;
  • lo svolgimento delle udienze dibattimentali a porte chiuse;
  • il divieto di pubblicare o divulgare notizie o immagini del minorenne;
  • la predisposizione di uno speciale casellario giudiziale;
  • e la cosiddetta messa alla prova del minorenne, che in caso di esito positivo ha un effetto di estinzione del reato.