Equa riparazione per l’irragionevole durata del processo

Il nostro ordinamento prevede il diritto all’equa riparazione per l’irragionevole durata del processo.

La disciplina è contenuta nella cosiddetta “Legge Pinto” (L. 24 marzo 2001, n. 89) ed è in esecuzione di quanto stabilito dalla Convenzione dei diritti dell’uomo (cfr. art 6, C.E.D.U.).

Data l’estrema genericità della formulazione legislativa, la giurisprudenza si è spesso trovata a giudicare il concetto giuridico di “ragionevole durata del processo”, e quello di “equa riparazione” rispetto alla quantificazione del danno.

La Corte di Cassazione in Sezioni Unite, con sentenza n. 1338/04, è intervenuta per dirimere alcuni contrasti giurisprudenziali delle Corti ed assicurare così una uniforme interpretazione della “Legge Pinto” conforme ai principi della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo.

L’indirizzo indicato dalle Sezioni Unite di Cassazione è quello secondo cui deve ritenersi la sussistenza del danno non patrimoniale laddove non ricorrano particolari circostanze atte a positivamente escludere che il danno sia stato subìto; questo perché in relazione alla Legge Pinto, “…il danno non patrimoniale e’ conseguenza normale, ancorche’ non automatica e necessaria, della violazione del diritto alla ragionevole durata del processo”.

La Corte di Cassazione in Sezioni Unite, con la sentenza n. 1340/04, ha anche chiarito che: “…Ai fini della liquidazione dell’indennizzo del danno non patrimoniale conseguente alla violazione del diritto alla ragionevole durata del processo … e’ configurabile, in capo al giudice del merito, un obbligo di tener conto dei criteri di determinazione della riparazione applicati dalla Corte europea, pur conservando egli un margine di valutazione che gli consente di discostarsi, purche’ in misura ragionevole, dalle liquidazioni effettuate da quella Corte in casi simili.”.

Ora, l’importo medio risarcitorio liquidato dal Giudice di Strasburgo è normalmente pari ad € 1.255,00 per anno mentre, in Italia, si registra un importo medio pari ad € 1.000,00 (v. Art. 2 bis Legge Pinto) che, comunque, è ben lontano da altri importi liquidati in passato da varie Corti territoriali, di entità così irrisoria da scoraggiare future richiesta di indennizzo.