Cosa è la legittima difesa e le altre cause di non punibilità

La legittima difesa e le altre cause di non punibilità sono sono quelle speciali situazioni nelle quali una condotta, che è vietata e punita dalla legge penale, non costituisce reato per l’esistenza di una norma che la autorizza o, in alcuni casi, la impone.

Le cause di non punibilità sono espressamente previste dalla legge e sono le seguenti:

La legittima difesa, (art. 52 c.p.) è una reazione ad un’aggressione ammessa dall’ordinamento purché presenti alcuni requisiti:

  • l’oggetto dell’aggressione deve essere un diritto;
  • la violazione o la minaccia allo stesso deve essere ingiusta, ossia contraria all’ordinamento;
  • nel momento in cui si pone in essere la reazione, è indispensabile che ci si trovi in una situazione di pericolo;
  • la reazione deve essere necessaria, cioè non è possibile fare altrimenti,
  • la reazione deve essere proporzionata all’offesa, cioè il diritto leso con la reazione non deve essere più importante del diritto leso e/o minacciato con l’offesa principale.

In ogni caso, la reazione è ammessa non solo per salvare un diritto proprio, ma anche a favore di terzi.

In questi casi l’Ordinamento riconosce al soggetto che ha agito una forma di tutela autorizzandolo a reagire nei confronti dell’aggressione con un’azione che normalmente, in assenza di questi presupposti, sarebbe considerata reato dal Codice Penale.

Particolarmente interessante è stata la introduzione, con la lg. n.59 del 2006, della presunzione della sussistenza della proporzionalità in tutti i casi in cui l’aggressore faccia una violazione di domicilio  (art.614 c.p.) oppure agisca in luogo dove viene esercitata un’attività commerciale, professionale o imprenditoriale (v. art. 52 c.p. comma 2)

Lo stato di necessità (art. 54 c.p.) esclude la punibilità di chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato. In altre parole, affinché operi lo stato di necessità è necessario che: un soggetto, senza averne colpa, si trovi nella condizione necessaria di porre in essere un fatto-reato al fine di salvare la propria vita o quella di altri.

L’esempio di scuola è quello del naufrago che per salvarsi respinge in mare un individuo che si è aggrappato alla stessa tavola capace di sostenere una sola persona.

Questa causa di non punibilità presenta alcune affinità con quella della legittima difesa e le differenze di maggior rilievo sono le seguenti:

  • non essendoci un aggressore di alcun diritto, poiché la situazione si è creata senza colpa di alcuno, viene offesa una persona che non ha determinato alcuna situazione di pericolo;
  • mentre la reazione posta in essere con la legittima difesa può tendere a salvaguardare qualsiasi diritto, nello stato di necessità l’azione può mirare esclusivamente ad evitare il pericolo attuale di un danno grave alla persona.

L’Esercizio del diritto (art. 51 c.p.): chi agisce nell’esercizio di un suo diritto, resta immune da colpa anche se commette reato. L’esistenza e l’esercizio del diritto, tuttavia, non sono sufficienti ad escludere automaticamente la punibilità del fatto commesso; occorre, altresì, che la stessa norma che riconosce il diritto, consenta di esercitarlo mediante quella determinata azione che di regola costituisce reato.

Naturalmente, tutto ciò può avvenire solo rispettando alcuni limiti, così, ad esempio, il potere di distruggere la cosa propria incontra i limiti fissati dall’art. 423, c. 2 c.p., secondo cui è punito chi incendia la cosa propria se dal fatto deriva pericolo per la incolumità pubblica.

Esempio tipico di esercizio di un diritto è l’attività giornalistica; infatti, quando un giornalista obiettivamente riferisce fatti che ledono l’onore di una persona, non commette reato di diffamazione previsto dall’art. 595 c.p., in quanto esercita un diritto che trova fondamento nella libertà di stampa riconosciuta dall’ordinamento giuridico.

Consenso dell’avente diritto (art. 50 c.p.): per escludere l’illeceità del fatto il consenso deve avere ad oggetto un diritto disponibile, ossia un diritto di cui il titolare può liberamente disporre; il consenso, inoltre, deve essere prestato dal soggetto titolare di tale diritto, ed egli deve essere capace di intendere e di volere al momento del consenso stesso.

In generale, sono indisponibili i diritti riconducibili ad un interesse dello Stato, i diritti facenti capo alla famiglia ed i diritti cosiddetti personalissimi come, ad esempio, il diritto alla vita.

Adempimento del dovere (art. 51 c.p.): il dovere può essere imposto da una norma giuridica o da un ordine legittimo della Pubblica Autorità; pertanto, chiunque nell’adempiere un dovere, imposto da una norma giuridica o dall’ordine di un superiore, commette un reato non può essere punito.

L’ipotesi più importante di attività giustificata da una norma giuridica è quella dell’uso legittimo delle armi, regolato dall’art. 53 c.p. mentre, per quanto riguarda invece i doveri derivanti da un ordine dell’Autorità, questo, per essere vincolante, deve essere emanato nelle forme previste dalla legge e chi lo emana deve avere la competenza per farlo.