CORONAVIRUS-AGGIORNATO: cosa si può fare, e come! Autocertificazione si o no

AGGIORNAMENTO DEL 25 MARZO 2020

In questi giorni in cui le libertà personali di ciascuno sono state limitate per combattere il COVID-19 si moltiplicano le domande di comportamento pratico, soprattuto dopo gli innumerevoli decreti che si sono succeduti negli ultimi giorni.

Ebbene, oggi è chiaro a tutti che bisogna restare a casa: questa è la prima regola generale e maestra che deve essere seguita, e che sarà il primo parametro di valutazione delle Forze dell’Ordine nel valutare la presenza dei motivi per cui non siamo rimasti a casa.

La seconda regola generale, laddove non siamo a casa, è che dobbiamo evitare gli assembramenti, e questa non soffre eccezioni (la norma è chiara: “è vietata ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico).

Dunque, nell’ambito del dovere restare a casa, ci sono delle “eccezioni“, cioè dei casi specifici in cui possiamo uscire per il tempo stretto necessario per l’espletamento delle stesse:

1. comprovati motivi di LAVORO: A) se sei lavoratore dipendente ed il tuo datore non si è organizzato per smart working o altre forme, e l’attività lavorativa rientra tra quelle essenziali dell’ultimo decreto c’è poco da fare…devi andare a lavorare e le Forze dell’Ordine al limite potranno nell’immediato, o anche successivamente,  accertare la veridicità di quanto da te dichiarato, ad esempio chiamando in azienda o in un ufficio per sapere se ti aspettano per lavoro; B) se sei lavoratore autonomo, come i professionisti, allora il discorso è parzialmente diverso: se l’attività lavorativa rientra tra quelle essenziali dell’ultimo decreto ma non è necessario recarsi in ufficio o a studio non lo devi fare e, dunque, laddove verrai fermato per un controllo potrebbe non essere sufficiente provare di essere avvocato, oppure commercialista, perché non è escluso che questi tipi di lavoratori non possano lavorare da casa. Un valido motivo per spostarsi da casa sussiste, ad esempio, perché si ha la necessità di studiare dei documenti in un fascicolo cartaceo che si trova in ufficio, ma potrebbe non esserlo il doversi vedere con un cliente per un appuntamento di lavoro che non abbia una certa urgenza, il cui ritardo non potrebbe portare a delle conseguenze negative per il cliente stesso.

2. Situazioni di NECESSITA’: qui non c’è niente da fare, la regola maestra per valutare la presenza o meno della necessità è quella del buon senso, in giuridichese si parla del “buon pater familias“, cioè come si comporterebbe il buon padre di famiglia. Personalmente io, che faccio l’avvocato, valuterei come giudicherebbe la cosa un buon giudice: se esco per andare ad aggiustare la macchina sto violando le norme? Dipende: mi devo chiedere se in questi giorni mi serve per fare qualcosa che non posso fare con altri mezzi o in altri modi; se la risposta è no allora la macchina la farò aggiustare più avanti, ma se mi serve necessariamente, per esempio per andare a prendere i figli  perché sono separato, allora sarà giusto ed anzi doveroso, perché non sono stati sospesi i diritti/doveri genitoriali e dunque i minori hanno diritto a passare le loro vite con entrambi i genitori, seppur separati, con le modalità stabilite dal Tribunale con Sentenza o accordo omologato, o secondo quanto stabilito nelle famiglie separate di fatto, cioè quelle che non hanno formalizzato nulla. Altro esempio che potrebbe essere interessante non è quello dell’acquisto delle sigarette, o del far fare i bisogni al cane, che sono certamente ammessi purché fatti vicino casa, ma quello del diritto di acquistare il giornale, la cui risposta è affermativa, perché è esercizio del diritto di informarsi generalmente ritenuto espressione “indiretta” del diritto di manifestare il proprio pensiero (art. 21 Costituzione). Nessun dubbio, ovviamente, su ammissibilità di andare a fare la spesa per generi alimentari ed altri generi per la casa e per la persona purché fatta nei negozi vicino casa, cioè la cosa non si può tradurre nel nell’attraversare la città per andare ad acquistare la carne o la pasta (anche qui però potrebbe essere legittimo perché la mia religione mi impone delle restrizioni e quel tipo di carne la posso acquistare solo in quel posto, ovvero perché sono celiaco ed i prodotti vengono venduti in un quartiere diverso da quello che abito).

AGGIORNAMENTO: da pochi giorni è espressamente previsto che per spostarsi da un Comune all’altro non è sufficiente la semplice necessità, bensì deve sussistere una  “assoluta urgenza”Restano ferme anche le altre possibilità cioè motivi di salute e comprovati motivi di lavoro.

3. Motivi di SALUTE: paradossalmente questo è, allo stato, il punto che volendo potrebbe rappresentare più dubbi, non tra i cittadini, ma tra le Forze dell’Ordine e le ASL, che sono chiamate ad applicare la norma; ci si deve chiedere se rientrano in questa eccezione tutti i motivi di salute, o solo quelli urgenti, quelli  gravi, quelli non dilazionabili, quelli necessari. Ebbene, in assenza di una qualsiasi specifica nello stabilire questa eccezione, il Legislatore non ha qualificato in alcun modo quali siano i motivi di salute ammessi e quali no, e dunque è doveroso ammettere che rimanga in piedi, senza alcuna limitazione legislativa, il diritto costituzionale alla salute, e che dunque qualsiasi tipo di motivo di salute rientra nell’eccezione. Tuttavia, per essere pratici, sarà probabile subire un accertamento di violazione laddove si dichiari che ci sta recando dal medico per curare una verruca (non grave), non perché la verruca non debba essere curata in questo periodo, anzi si, ma se posso farlo a casa lo farò con un prodotto da banco di farmacia, al fine di evitare di andare in giro.

4. Ritorno alla propria RESIDENZAquesta ipotesi aveva concreto valore nell’immediato successivo all’entrata in vigore del Decreto Conte, per permetteva a tutti gli italiani che si trovavano (e si trovano) lontani dai propri luoghi di residenza di farvi rientro. Lo scopo era chiaro, permettere ai lavoratori emigranti e/o emigrati in regioni diverse di fare rientro dai propri cari. Insomma, se siamo usciti di casa non sarà sufficiente dichiarare che rientriamo a casa, ma dovremo spiegare i motivi per cui siamo usciti. AGGIORNAMENTO dal 23 marzo 2020 è entrato in vigore il DIVIETO DI RIENTRO NELLA PROPRIA RESIDENZA IN ALTRO COMUNE DA QUELLO IN CUI CI SI TROVA: in altre parole, se all’inizio del lockdown il Governo ha dato la possibilità agli italiani di fare rientro nei propri comuni di residenza, ora è espressamente vietato.

C’è un’altra eccezione al dovere di restare a casa, la quale sta causando i dubbi più forti fra tutti i cittadini, ed è quella secondo cui sono ammessi lo SPORT e le ATTIVITA’ MOTORIE svolti all’aperto a condizione che sia possibile il rispetto della distanza interpersonale di un metro. 

In via del tutto generale possiamo dire si allo sport per una mezz’oretta o un’oretta, da soli, e non per mezza giornata, perché altrimenti viene stravolto il senso della norma.

Lo scopo (ratio) della norma è chiaro e non deve essere eluso: il legislatore ci sta dicendo che non siamo segregati dentro casa, ma non ci sta dando la patente per fare il giro della nostra città passeggiando, di corsa o in bici, per fuggire dalla noia, o perché in assenza di altro da fare possiamo approfittare per rimetterci in forma. No, quello che ci è permesso è di scendere da casa per MANTENERE UN GENERALE BENESSERE PSICO-FISICO, niente di più e niente di diverso, il che ricomprende il farsi una corsetta (non una mezza maratona in solitaria per mantenere l’allenamento), un passeggiata a piedi intorno a casa (e non per raggiungere San Pietro per vederla senza turisti), un pò di bici per sgranchirsi le gambe (non l’uscita con tuta per fare l’allenamento); insomma, ed in definitiva, è certamente vietato stare all’aperto per più del tempo necessario a fare queste attività limitate per mantenere un generale benessere psico-fisico, perché altrimenti verrebbe meno il motivo fondante dell’eccezione.

La recente chiusura dei parchi, Ville e delle aree gioco recintati che è stata disposta a Roma e Milano ed in altri Comuni, non cambia in alcun modo il senso della norma, ma limita fortemente i luoghi in cui si possa effettivamente esplicare l’attività motoria ammessa dal nostro legislatore.

Dunque, al netto delle motivazioni della chiusura che, a posteriori, oggi sono a tutti noi chiare dopo aver assistito, partecipato, o sentito dire di partite di calcetto all’aperto tra amici al parco, improvvisati allenamenti di vari sport tipo padel ecc., come anche pic-nic famigliari, corsette campestri di gruppo, riunioni sociali di mezza giornata per i nostri cari amici a quattro zampe (sui social girano testimonianze fotografiche secondo cui, in questo, il genio italico ha eccelso nel portare fuori a fare la pipì anche i peluche ripescati dalla soffitta), oggi come ieri è possibile mantenere il nostro generale benessere psico-fisico ma senza recarsi in alcun parco.

Infatti, nonostante la norma parli di recintati (non di recintate), e dunque dovremmo ritenere a stretto rigore che la chiusura sia da intendersi per i soli parchi recintati, le ville recintate, e le aree giochi recintate, mentre tutte queste strutture non recintate dovrebbero intendersi ancora aperti, ci vuole anche qui un pò di buon senso nel capire che se ci rechiamo in un parco non recintato sarà altamente probabile, se non certo, imbattersi nelle Forze dell’Ordine le quali, nonostante le numerose spiegazioni del caso, tipo abito qui davanti ecc., molto probabilmente ci farebbero la denuncia penale.

In definitiva, ad avviso dello scrivente non è possibile recarsi in nessuna area pubblica, anche nei parchi che per loro struttura, o per altri motivi, non siano o non si presentino fisicamente chiusi; no, nei parchi non si può entrare, in nessuno.

AGGIORNAMENTO: Anche su questo ultimo punto è necessario un aggiornamento perché, qualche giorno fa a Roma e Milano sono stati espressamente interdetti all’accesso anche i Parchi non recitanti  (con controlli fatti tramite i droni) al fine di evitare un esodo di massa di persone dai vari quartieri per raggiungere queste aree verdi  che erano ancora formalmente accessibili. Inoltre, sempre con riguardo alle attività motorie all’aperto è stato stabilito che esse possono essere svolte solo individualmente, in prossimità della propria abitazione, purché venga rispettata la distanza minima di un metro da ogni altra persona.

Veniamo alla questione dell’AUTOCERTIFICAZIONEe se è necessario o meno avere il modulo compilato con se. 

Il dovere giuridico oggi a noi imposto è quello di autocertificare i motivi per cui non siamo a casa.

Se non abbiamo il documento di autocertificazione non succede nulla, le Forze dell’Ordine ci daranno un modulo da riempire con l’autocertificazione.

Tuttavia, se avremo già con noi il documento di autocertificazione permetteremo un controllo sul territorio molto più veloce, per buona pace delle attività delle Forze dell’Ordine ed anche per noi, che potremo andare via molto prima.

Anche in questo caso si tratta di buon senso: se ci dimostriamo collaborativi nell’avere già con noi il documento dell’autocertificazione saremo certamente accolti meglio e con minor diffidenza per l’essere fuori casa, fermo restando che questo non ci autorizza a dichiarare cose diverse dalla verità. Al contrario, se a casa non abbiamo la stampante e lo facciamo presente alle Forze dell’Ordine, le stesse ci faranno compilare il modulo di autocertificazione.

Per le conseguenze della violazione delle regole di circolazione, consulta CORONAVIRUS-AGGIORNATO: Multa Sanzioni Penali e soluzioni!